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	<title>EMILIO PREVITALI</title>
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		<title>PER SEMPRE.</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 03:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emilioprevitali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo non è un trattato sulla eternità e quindi non mi importa stabilire, in senso assoluto, cosa è, realmente, per sempre. Eterno. Questa è una constatazione, una semplice osservazione distaccata della realtà che mi circonda. Se volete sapere esattamente dove è maturata, vi dico: in seggiovia. La seggiovia è un luogo formidabile per studiare se [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=137&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo non è un trattato sulla eternità e quindi non mi importa stabilire, in senso assoluto, cosa è, realmente, <span style="font-style:italic;">per sempre</span>. Eterno. Questa è una constatazione, una semplice osservazione distaccata della realtà che mi circonda. Se volete sapere esattamente dove è maturata, vi dico: in seggiovia. La seggiovia è un luogo formidabile per studiare se stessi e per osservare l’umanità, specialmente quando sorvoli un campo scuola semi-pianeggiante lungo un kilometro e mezzo. Foppolo, pista IV baita. </p>
<p>Pilone 1, mi siedo, abbasso la sbarra. Guardo giù. Penso. Ci hanno addestrato a credere che i fondamenti della nostra esistenza sono le cose autentiche, colme di senso, consistenti, profondamente radicate nel passato e tramandate da generazioni. Come la famiglia e il nostro cognome, ad esempio. Il cognome è per sempre, uno pensa. No, invece, perché già se nasci femmina tempo una generazione e nella successiva del tuo nome di famiglia si sarà perso ogni traccia. La nostra vita, che è la cosa più preziosa di cui disponiamo, non è per sempre. Ci inducono a credere che in qualche modo la vita travalica nel tempo, che confluisce nell’infinito e che la nostra anima è eterna. Può darsi, ma dal punto di vista strettamente tecnico nella realtà vera e tangibile – non in quella che ci sottopongono o quella in cui siamo spinti a credere – levando di mezzo l’ombra opprimente del Timor di Dio, possiamo dire che le cose stanno diversamente. Forse sarà eterna. Forse. Forse, no. Il matrimonio proviamo davvero a immaginarlo per sempre, animati dalle migliori intenzioni. Perché se ami qualcuno sono le migliori intenzioni a spingerti a credere che il tuo matrimonio o quello di un amico o di un parente a cui vuoi bene, durerà all’infinito. Per sempre, te lo fanno anche dire davanti a un sacerdote, a due testimoni e agli invitati. Te lo fanno dire davanti a tutti a voce alta per convincerti, per tenerti sotto, insomma per fare in modo che se anche per caso non fosse vero che tu ami la donna o l’uomo che stai per sposare, tu provi a crederci. Ti fanno baciare la sposa o lo sposo davanti a tutti, ti fanno un sacco di regali, ecco, cercano di convincerti. Cercano di stabilire un accordo silenzioso tra te e loro. Quella è la condizione più verosimile di eternità che l’atto del matrimonio riesce a prefigurare, la migliore approssimazione. Per sempre. Lo pensi tu e lo penso io. Lo pensiamo noi, quindi è vero, è eterno. Per sempre. Invece no. Non sarà necessariamente così. Fanno di tutto perché tu ci creda. Questa è la cosa importante: che tu ci creda, che è per sempre. Marketing, a pensarci bene il matrimonio è una delle forme più antiche e sofisticate di marketing che conosco. Va bè, non divaghiamo.</p>
<p>Pilone 7 &#8211; siamo a metà risalita. Mi chiedo cosa è, <span style="font-style:italic;">veramente</span>, per sempre? Rovisto nella mia anima, nel mio inconscio, nel presunto squallore della mia anima atea. Giro la testa verso mia figlia che è seduta a fianco a me alla quale sto insegnando ad andare in snowboard. Siamo alla seconda discesa. E’ silenziosa. Ha appena concatenato le prime quattro curve in snowboard della sua vita. Due front e due back di fila senza cadere, et voilà. Giulia ha 9 anni. Non gli faccio domande, non diluisco il suo entusiasmo in spiegazioni tecniche, non la conforto. Nulla, non faccio nulla. Aspetto. Lei ha bisogno <span style="font-style:italic;">del nulla</span>, adesso. Forse guarda dentro se stessa. Magari mi sbaglio, ma non credo. Si guarda dentro. Oltre la lente della maschera semitrasparente vedo i suoi occhi azzurri colmi di gioia incastonati in una faccia inebetita. E’ felice, lo sento e lo vedo, il suo volto sorride. Chiedo come va e lei mi risponde con una schiettezza quasi imbarazzante: “E’ il giorno più bello della mia vita”. I bambini non provano vergogna nel mettere a nudo le proprie sensazioni senza pudore. Non è vero, questo non è il giorno più bello della sua vita. Forse inconsciamente lo spero, sono suo padre, ho fatto di tutto perché in questi nove anni di vita ne avesse uno dopo l’altro, di giorni migliori di questo. Però so per certo che questo giorno resterà nella sua memoria. Senz’altro resterà, per sempre, nella mia. Ricorderò la discesa che abbiamo appena concluso e questo fine pomeriggio di gennaio con la luce del pomeriggio tardo che filtra tra i larici innevati. Ricorderò lo sguardo concentrato di Giulia che perfora la lente alla ricerca di una diagonale percorribile dopo la massima pendenza. Ricorderò la forza dei piccoli muscoli del suo corpo tesi alla ricerca dell’equilibrio divenire sempre più morbidi mentre la sostengo e la aiuto a iniziare la curva. Ricorderò, per sempre, il momento in cui la sua coordinazione e il suo coraggio sono divenuti sufficienti per rimanere in equilibrio da sola. Giulia a un certo punto ha iniziato a curvare, facendo da sola. Io sono rimasto lì, fermo in mezzo alla pista, in silenzio a guadare. </p>
<p>L’ho guardata andare via verso valle e curvare, prima una volta sul front, poi sul back, poi per altre due curve ancora prima che si fermasse a bordo pista e si sedesse in modo un po’ goffo rimbalzando sul sedere. Poi Giulia si è girata a cercare il mio sguardo. Io ero immobile, e sono rimasto così per un po’ prima di spingermi verso di lei obliquando per la pista. Non so quanto sia durato, quanto io sia rimasto in silenzio lì in mezzo alla pista, una manciata di secondi in tutto, credo. Lì fermo. Ne ho visti tanti di bambini imparare. Li ho aiutati tutti, li ho visti provare, sforzarsi, fare le stesse identiche cose che ha fatto Giulia oggi e poi di solito proprio lì, su quel semipiano in contropendenza subito dopo una baita, li ho visti diventare grandi, andarsene via da soli per sempre, partendo da quel punto esatto fin dove io li ho accompagnati. Mi piace il mio lavoro di Maestro di Snowboard. Insegnare a curvare, a scivolare, a giocare con la neve. Quando insegni a qualcuno a sciare o a fare snowboard, il tuo allievo non potrà più dimenticare. A volte mi chiedo se ce l’ho davvero, un anima, oppure no.</p>
<p><span style="font-style:italic;"> In cosa credo, io? </span></p>
<p>Poi penso che insegnare a tutti quei bambini sia stato come tenere fede a una promessa. Una di quelle promesse che tu senti scritte da qualche parte dentro di te e allora pensi che forse sì, se ti dai da fare per mantenerle, un’anima senz’altro ce l’hai. Perché se c’è un luogo in cui quella e altre promesse che ti sei fatto sono scritte, quel posto non può che essere l’anima. </p>
<p>Pilone 14, alzo la sbarra e mi preparo a scendere. Aiuto Giulia a non cadere. E’ il momento di un’altra discesa. Mi metto a giocare e a scherzare, fingo di non pensare. Fingo che tutto sia normale. Spero che a Giulia e a tutti gli altri a cui ho insegnato, un giorno, venga voglia di farsi delle promesse, di realizzare dei sogni e di provare a realizzarli per davvero. Qualsiasi sogno, qualsiasi promessa. Lo spero davvero. Perché allora vorrà dire che la mia anima si sarà travasata dentro a quella di qualcun altro. <br />Davvero, per sempre.</p>
<p>Peace &amp; Powdwer.<br />Emilio</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/emilioprevitali.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/emilioprevitali.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/emilioprevitali.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/emilioprevitali.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/emilioprevitali.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/emilioprevitali.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/emilioprevitali.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/emilioprevitali.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/emilioprevitali.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/emilioprevitali.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/emilioprevitali.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/emilioprevitali.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/emilioprevitali.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/emilioprevitali.wordpress.com/137/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=137&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>LETTERA APERTA AL GASPA.</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 02:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emilioprevitali</dc:creator>
				<category><![CDATA[.lettere, e-mail]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao Luca, ti scrivo dal Giappone, si sta per concludere uno dei viaggi a caccia di neve fresca più strepitosi della mia vita. Credo questo sia il luogo più polveroso del pianeta, ma cosa ancora più interessante, il posto tra quelli in cui sono stato dove la passione per l&#8217;inverno, la neve fresca e lo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=138&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_150" class="wp-caption alignnone" style="width: 1034px"><img class="size-large wp-image-150" title="Japan" src="http://emilioprevitali.files.wordpress.com/2010/02/phalessandrobelluscio-japan-preview-0010.jpg?w=1024&#038;h=681" alt="" width="1024" height="681" /><p class="wp-caption-text">PhAlessandroBelluscio</p></div>
<p>Ciao Luca,</p>
<p>ti scrivo dal Giappone, si sta per concludere uno dei viaggi a caccia di neve fresca più strepitosi della mia vita. Credo questo sia il luogo più polveroso del pianeta, ma cosa ancora più interessante, il posto tra quelli in cui sono stato dove la passione per l&#8217;inverno, la neve fresca e lo scivolare travalica, realmente, in una specie di &#8220;<span style="font-style:italic;">tutto</span>&#8221; da cui lasciarsi travolgere. Noi italiani abbiamo sempre quella sgradevole abitudine di considerare tutto quanto c&#8217;è a est del nostro paese qualcosa di irrilevante, secondario, marginale. Lontano. In realtà è la nostra cultura, la nostra conoscenza dei popoli che parlano o scrivono una lingua orientale ad essere limitata. Basti pensare che alcune delle più leggendarie avventure alpinistiche o esplorative della storia sono state realizzate da alpinisti Giapponesi, Russi, Cecoslovacchi, Polacchi e noi &#8211; noi tutti, occidentali &#8211; riusciamo soltanto, genericamente, a identificare una linea su una montagna con la via dei Giapponesi, la via dei Polacchi e così via. Nemmeno lo sforzo di imparare il nome di questi uomini e donne straordinari. Va bè.</p>
<p>Qui in Giappone, sull&#8217;isola di Hokkaido, ci sono, veramente, metri e metri di neve fresca. Nevica, continuamente, almeno una quindicina di ore al giorno. Guardare le previsioni del tempo è quasi commovente. Imbarazzante. Beh, volevo dirti che ho sciato solo a telemark, tutti i giorni. Ho sciato in neve profonda, profondissima, sul terreno vergine e sopra alle tracce degli altri, sui pendii aperti e in boschi di betulla strettissimi, sul ripido e sui pendii facili. Dappertutto insomma, realizzando quello che per me è il lato affascinante, l&#8217;essenza, del Telemark. Lo sci universale. La possibilità di andare ovunque, fare qualsiasi cosa, su qualsiasi terreno, a tutte le velocità, con tutti gli stili, con lo stesso attrezzo.</p>
<p>Poi ieri sono stato a farmi un giro sul <a href="http://www.thewhiteplanet.it/2010/01/26/sindrome-da-depressione/">thewhiteplanet.it</a>. Ho visto quella cosa che hai scritto sullo sciare in tanti modi diversi e sulla depressione e lì ho trovato condensato, nero su bianco, l&#8217;essenza tecnica di quanto ho capito finora del telemark. Sciare qui ha messo alle corde la concezione di curva &#8220;italiana&#8221;, se così vogliamo chiamarla, quella un po&#8217; narcisista che si specchia in un fine curva eterno da percorrere con le spalle in linea con il bacino. Sciare così è bellissimo, ma qui si può fare solo sui terreni poco ripidi e assolutamente vergini. Quando comici a muoverti nella neve smossa profonda oppure sul ripido o tra gli alberi, beh&#8230; semplicemente non si può fare. Perché, prima ragione su tutte le altre, non è un modo efficiente di muoversi nella neve. Non sempre, perlomeno.</p>
<p>Tu sai che a me, snowboarder, ha sempre affascinato l&#8217;idea di &#8220;<span style="font-style:italic;">entrare</span>&#8221; dentro la curva inclinandomi, ruotando come in un frontside. Fondamentalmente questa è la ragione per cui ho cominciato: per sentire la sensazione dello snowboard andando con gli sci. Però ad un certo punto lo scorso anno ho cominciato a sentire che mancava qualcosa alla mia sciata, che letteralmente, anche in senso figurato, si arrotolava su se stessa. Allora ho cominciato a fare un po&#8217; di esperimenti, a cambiare, a ricombinare la successione dei movimenti, ad esplorare quelle che a me sembravano nuove possibilità di movimento. Mi ricordo anche che allo Stelvio, quest&#8217;autunno, mi hai chiesto cosa stavo provando a fare. <span style="font-style:italic;">Cosa cazzo</span> stavo provando a fare, per l&#8217;esattezza. &#8220;Esperimenti&#8221; ti avevo risposto. Non tutti sono andati a buon segno, ovviamente. Forse ti ricordi di quel giorno.</p>
<p>Ebbene, qui a Niseko ho davvero avuto la possibilità di provare, nell&#8217;infinità di curve fatte nella neve più profonda che ho mai incontrato, un modo diverso di sciare. Un modo più efficiente, economico e preciso per divertirmi in tutta questa neve fresca. Ecco, quello che hai scritto nell&#8217;editoriale si thewhiteplanet, ancora una volta, è qualcosa che ho sentito passarmi attraverso nel mio viaggio di snowboarder che si è innamorato del telemark. Per quel che vale la mia opinione, dal mio punto di vista, hai ancora una volta tradotto in uno spunto di riflessione quello che ho sentito nelle mie gambe, nella mia testa, nella mia anima di sciatore a tallone libero. Fare telemark è come scrivere: non si tratta di combinare le parole tra loro. Non è matematica, non è una scienza esatta. Si tratta di creare una <span style="font-style:italic;">atmosfera</span> attorno alle parole. <span style="font-style:italic;">Sciare cercando di creare una atmosfera</span>. Quello è lo stile, secondo me. E&#8217; soprattutto quella cosa, quella sensazione corrispondente, identica, che rimarrà nella mente sia di chi scrive, sia di chi legge. La differenza che c&#8217;è tra un libretto di istruzioni e una pagina scritta da Alessandro Baricco, ad esempio. Ecco sciare a telemark dal mio punto di vista è come scrivere &#8211; o leggere uno scrittore bravo. Serve svelare il senso creando l&#8217;atmosfera attorno alle parole.</p>
<p>Poi non importa quale è la combinazione di parole che compone la frase.<br />
[...]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/emilioprevitali.wordpress.com/138/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/emilioprevitali.wordpress.com/138/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/emilioprevitali.wordpress.com/138/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/emilioprevitali.wordpress.com/138/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/emilioprevitali.wordpress.com/138/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/emilioprevitali.wordpress.com/138/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/emilioprevitali.wordpress.com/138/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/emilioprevitali.wordpress.com/138/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/emilioprevitali.wordpress.com/138/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/emilioprevitali.wordpress.com/138/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/emilioprevitali.wordpress.com/138/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/emilioprevitali.wordpress.com/138/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/emilioprevitali.wordpress.com/138/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/emilioprevitali.wordpress.com/138/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=138&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>UNO.</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 18:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emilioprevitali</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A parte il fatto che non importa, se una cosa è facile o se è difficile da imparare. Una cosa di freestyle ma anche un’altra cosa ancora, dico. A me ha sempre colpito questa storia dei trick. Li provi per settimane, per mesi, poi senza che tu faccia nulla di diverso, ma proprio nulla di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=139&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A parte il fatto che non importa, se una cosa è facile o se è difficile da imparare. Una cosa di freestyle ma anche un’altra cosa ancora, dico. A me ha sempre colpito questa storia dei trick. Li provi per settimane, per mesi, poi senza che tu faccia nulla di diverso, ma proprio nulla di nuovo dico, <span style="font-style:italic;">tac</span>. Ti vengono.  Non fai niente di diverso, niente di nuovo rispetto al solito, anzi quasi non ci pensi nemmeno, non lo vuoi nemmeno fare quel fottutisimo trick che non ti viene mai, e lui <span style="font-style:italic;">tac</span>. C’è.  Allora lo riprovi. Pensi che forse ti sei sbagliato e che quello che hai appena fatto non era esattamente il  trick che provavi senza riuscirci da non ti ricordi nemmeno più quando. Lo avevi anche provato  tutto l’anno scorso e non ti era mai venuto. Ti sembra  impossibile. Si, è impossibile, hai fatto un’altra cosa, prima. E invece &#8211; <span style="font-style:italic;">tac</span>, di nuovo. E’ venuto. E hai anche avuto tutto il tempo di sentirlo, anzi se ci pensi bene ti è sembrato di muoverti al rallentatore. <span style="font-style:italic;">Taaac</span>, al rallentatore. Bello. Allora scii via dritto, in silenzio, felice.  Ti guardi in giro, forse qualcuno dei tuoi amici ti ha visto. Magari no. Bè, fa niente. Tanto ormai lo sai fare, lo hai fatto e lo rifarai quell fottutissimo trick. <span style="font-style:italic;">Taac</span>. Quando vuoi. Ancora e ancora. Almeno, pensi. </p>
<p>Valsenales, fine novembre. Sono qui, a sciare. Anche oggi cerco di fare il pieno di neve, di aria fredda, di montagne, di forza centrifuga che mi spinge fuori da ogni curva. Ci sono un sacco di ragazzi in park, tutti più giovani di me.  La maggior parte sono in snowboard, con gli sci ce n’è un po’ meno ma complessivamente il livello tecnico è più alto. Decisamente più alto. In telemark in tutto il ghiacciaio oltre a me ci sono tre persone. Scio da solo, senza fermarmi mai, da cima a fondo. Veloce, cercando gli spigoli. Retrò? Retrò un cavolo, poi a me piace. Sciare veloce quando senti che sei coordinato, che il tuo baricentro è là, esattamente dove deve essere, è la sensazione più bella che conosco. Telemark, snowboard, sci ma anche bici, auto, moto, parapendio. In ogni curva, a saperla vedere, c’è la montagna intera. C’è la discesa intera. Ci sono tutte le ragioni per cui scio. Ci sono tutte le forze dell’universo che si riordinano e si riassumono in un unico punto dentro me stesso che è sufficiente sollevare distendendo le gambe e buttare dentro alla prossima curva. C’è tutta la mia vita dentro al mio baricentro, mentre scio.  Il Bianchetti, l’AleMazzo e lo Iava ogni tanto fanno un giro con me, in pista. Loro stanno girando in park, hanno tutti i loro trick e i loro salti da provare. Io non capisco nemmeno che nome gli danno, ai loro trick. Va bè. Gli chiedo di darmi un occhio in switch, è dall’anno scorso che ci provo, mi manca poco per sciare fluido all’indietro. Ho quasi capito. Quasi. Il Bianchettino mi ipnotizza quando lo vedo sciare all’indietro. Il suo non è sciare in switch. Il suo è sciare, e basta. Lo guardo e cerco di capire. A tallone libero non è facile sciare bene in switch, ci sono un sacco di cose che devi coordinare. Cerco di concentrarmi sull’idea che devo semplicemente  sciare, non importa se in avanti o all’indietro. Ecco, devo sciare, e basta. Sciare. <span style="font-style:italic;">Tac</span> . Funziona. La velocità è folle, se la paragono a tutti i tentativi precedenti, ma mi sento a posto, fluido, naturale. Preciso. Compatto. <span style="font-style:italic;">Tac</span>. Un’altra curva ancora. <span style="font-style:italic;">Tac</span>. Un’altra. Un’altra. Trovo anche il tempo di cercare lo spigolo, di pensare a quale parte del piede devo far lavorare. <span style="font-style:italic;">Taaac</span>. Mi sembra di muovermi al rallentatore. In questo momento potrei farne altre mille di curve così, diecimila, un milione. Tutte le curve del mondo, in switch. L’ho sentita, questa discesa. L&#8217;ho sentita. Mi è passata attraverso. Il giro dopo non funziona più così bene, e nemmeno quello dopo ancora ma non importa. Il mio cervello ora sa. Il mio corpo, sa. Lo sanno i miei muscoli, i miei tendini, le mie ossa, i miei polmoni, il mio stomaco, i miei piedi. Lo sa tutto me stesso, come si scia in switch, anche se non sempre ci riesco ancora. Eccolo, il mio trick. Un altro. Il telemark. Eccola un’altra buona scusa con cui continuare a cercare. Cercare. Cercare. Cercare, sempre.  Perché non importa quello che sai fare. Non importa se una cosa è facile o se è difficile da imparare. Quello che conta è provare a fare. Quello che conta per davvero è non smettere mai di esplorare. Perché tu sei uno e tutto quello che hai intorno è l’infinito. E nell’uno c’è l’infinito. Perché l’infinito è uno. Uno soltanto. </p>
<p>Cioè, tu. </p>
<p>Peace &amp; Powder.<br />Emilio</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/emilioprevitali.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/emilioprevitali.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/emilioprevitali.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/emilioprevitali.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/emilioprevitali.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/emilioprevitali.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/emilioprevitali.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/emilioprevitali.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/emilioprevitali.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/emilioprevitali.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/emilioprevitali.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/emilioprevitali.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/emilioprevitali.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/emilioprevitali.wordpress.com/139/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=139&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>ATLETE MEETING TNF</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 00:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emilioprevitali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Un meeting. Poi un altro. Poi un altro, e un altro ancora. In fondo non è cambiato molto il mio modo di lavorare rispetto a 10 anni fa. Pensare. Confrontarsi. Progettare. Organizzare. Fare, fare, fare. Confrontarsi. E poi da capo.Soltanto che oggi penso, progetto, organizzo, insomma faccio cose tutte mie. Spedizioni, viaggi, cose da scrivere, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=140&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un  meeting. Poi un altro. Poi un altro, e un altro ancora. In fondo non è cambiato molto il mio modo di lavorare rispetto a 10 anni fa. Pensare. Confrontarsi. Progettare. Organizzare. Fare, fare, fare. Confrontarsi. E poi da capo.<br />Soltanto che oggi penso, progetto, organizzo, insomma faccio cose tutte mie. Spedizioni, viaggi, cose da scrivere, prodotti da inventare e da mettere a punto, progetti da sviluppare. Allenarmi, e soprattutto stare sulla neve. Sciare, fare snowboard, arrampicare. Correre, pedalare. Esplorare. Insomma, un sacco di cose. Bello. Sono stato bravo a crederci fino in fondo.</p>
<p>A questo <a href="http://vimeo.com/8056513">link</a> un riepilogo del Global Athletes Meeting TNF, a S.Francisco. Ora sono in Colorado. Per una settimanina di training a tallone libero.  <br />Life is good. I&#8217;m happy.</p>
<p>Peace &amp; Powder.<br />Emilio</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/emilioprevitali.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/emilioprevitali.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/emilioprevitali.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/emilioprevitali.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/emilioprevitali.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/emilioprevitali.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/emilioprevitali.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/emilioprevitali.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/emilioprevitali.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/emilioprevitali.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/emilioprevitali.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/emilioprevitali.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/emilioprevitali.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/emilioprevitali.wordpress.com/140/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=140&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>UNPLUGGED TRILOGY EXPEDITION</title>
		<link>http://emilioprevitali.wordpress.com/2009/10/02/unplugged-trilogy-expedition/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 07:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emilioprevitali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco un primo video non ufficiale. Allenamento al Chhukung Ri, 5555 metri. Unplugged. &#62; Unplugged Chhukhung Ri 5555m Have fun.Emilio<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=141&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco un primo video non ufficiale. Allenamento al Chhukung Ri, 5555 metri. Unplugged.</p>
<p>&gt; <a href="http://www.youtube.com/watch?v=T4Xma2Z41m8">Unplugged Chhukhung Ri 5555m</a></p>
<p>Have fun.<br />Emilio</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/emilioprevitali.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/emilioprevitali.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/emilioprevitali.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/emilioprevitali.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/emilioprevitali.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/emilioprevitali.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/emilioprevitali.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/emilioprevitali.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/emilioprevitali.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/emilioprevitali.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/emilioprevitali.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/emilioprevitali.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/emilioprevitali.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/emilioprevitali.wordpress.com/141/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=141&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>GIRA LA PALLA, GIRA.</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 12:49:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emilioprevitali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Se scalare una montagna di 8000 metri e farci allegramente sopra dello snowboard fosse una cosa semplice, ci sarebbe la fila al campo base delle 14 montagne più alte della terra. E invece no. Non c&#8217;è nessuno, o quasi. Serve un sacco di pazienza, non solo per organizzare e pianificare l&#8217;operazione, ma anche per tentare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=142&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se scalare una montagna di 8000 metri e farci allegramente sopra dello snowboard fosse una cosa semplice, ci sarebbe la fila al campo base delle 14 montagne più alte della terra. E invece no. Non c&#8217;è nessuno, o quasi. Serve un sacco di pazienza, non solo per organizzare e pianificare l&#8217;operazione, ma anche per tentare di realizzarla. Serve mettersi in gioco senza riserve, in ogni senso. Serve mettere a punto i propri materiali. Serve lavorare a un progetto che contempli anche la comunicazione, a meno che uno sia ricco di famiglia e possa godersi il lusso di farne a meno; oppure che rompa il porcellino salvadanaio in nome di un sogno himalayano &#8220;per una volta nella vita&#8221;. Serve allenarsi seriamente. Poi, infine, serve acclimatarsi, cosa forse più importante di tutte. Quello che ho fatto in questi giorni qui a Chhukung, a 4740 metri di quota. </p>
<p>E&#8217; la prima volta che vengo nella valle del Khumbu, in Nepal, per prepararmi a una salita. Aveva ragione Simone, lui fa sempre così, è il modo più efficace che si possa immaginare per preparare il proprio organismo all&#8217;altissima quota. Ora tutto sarebbe pronto per andare al campo base del Cho Oyu e finalizzare tutto il lavoro fatto fin&#8217;ora. Ieri sono salito da qui dove vivo e mi alleno da quasi 2 settimane, ai 5555 metri del Chhukung Ri impiegando in 1 ora e 2 minuti. Appena arrivato qui ci avevo messo quasi il doppio del tempo. Alcuni giorni fa siamo saliti sull&#8217;Island Peak quasi di corsa, e abbiamo dormito appena sotto la cima a 6100 metri. Mai stato così bene in quota. Tutto sembra pronto.</p>
<p>Tranne una cosa: la mia montagna,il Cho Oyu. In questi giorni ricorre il 60esimo anniversario della Repubblica Popolare Cinese, ed il governo Cinese ha deciso di chiudere le frontiere del Tibet. Senza preavviso. Non importa se io e i miei compagni abbiamo in mano un visto d&#8217;ingresso firmato da svariate settimane. Non importa se noi siamo solo alpinisti e ci accontenteremmo di andare al campo base per scalare la nostra montagna. Non importa se sul visto che abbiamo in mano c&#8217;è scritto che possiamo entrare in Tibet il 1° ottobre. Non importa se noi siamo già qui in Nepal, come da programma, con una lettera di invito della CTMA per la scalata al Cho Oyu regolarmente pagato. Non importa niente di tutto questo. Non potremo entrare in Tibet prima del 10 di ottobre e dovremmo poi uscire il 28, sempre come c&#8217;è scritto sul permesso. Io dovrei anche rientrare in bici. </p>
<p>Nemmeno Batman può pensare di scalare una montagna di 8000 metri (e farci allegramente sopra dello snowboard, come nel mio caso) in 10 giorni. Tre o quettro giorni servono per i trasferimenti e il montaggio del campo base e 2 o 3 almeno per il rientro in bici a Kathmandu.</p>
<p>E allora io e i miei compagni resteremo un po&#8217; qui in Nepal e poi rientreremo a casa, senza andare al Cho Oyu. Torneremo l&#8217;anno prossimo con lo stesso progetto multisportivo, non solo per scalare una montagna. Io e i miei compagni siamo gente civile e atleti professionisti. Andare in montagna è il nostro lavoro e la nostra passione. Non c&#8217;è proprio niente che io, Hervè, Simone e Lizzy possiamo fare per cambiare lo stato delle cose. Portiamo pazienza. Pensiamo a qualche altro progetto. Certo, ci girano un po&#8217;anzi parecchio, quello si&#8230;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/emilioprevitali.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/emilioprevitali.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/emilioprevitali.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/emilioprevitali.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/emilioprevitali.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/emilioprevitali.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/emilioprevitali.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/emilioprevitali.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/emilioprevitali.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/emilioprevitali.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/emilioprevitali.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/emilioprevitali.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/emilioprevitali.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/emilioprevitali.wordpress.com/142/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=142&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>ALPINIST[&#039;s]</title>
		<link>http://emilioprevitali.wordpress.com/2009/09/20/alpinists/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 12:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emilioprevitali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[To be a mountaineer is a singular occupation. We, as alpinists, aren&#8217;t true athletes, because if we want to succeed in our expeditions and to be ready to climb an 8000 meters peak, to be just one athlete is not enough. We need to be something more. As athletes we spend months doing our training [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=143&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>To be a mountaineer is a singular occupation. We, as alpinists, aren&#8217;t true athletes, because if we want to succeed in our expeditions and to be ready to climb an 8000 meters peak, to be just one athlete is not enough. We need to be something more. </p>
<p>As athletes we spend months doing our training and trying to get acclimatized before coming here; we spend hours and hours running uphill (or riding a bike, like I love to do) and climbing. All year long we try to stay healthy, to sleep as much as we can and to breath clean air. Then, the last week at home before we leave, arrive. In this lasts days before the beginning of an expedition, I normally go crazy. I almost forget I am an athlete. I have to be, at the same time: an engineer, a cook, a truck driver, a mechanic, a pharmacist, a physiologist, a sherpa, a custom officer, an electronic engeneer, a cameramen, a writer, a journalist, and eventually a husband and a father of three. The last few days before coming here, there are so many things to do that sometimes I forget the true reason why I&#8217;m working so hard. Why I&#8217;m packing and packing and carrying loads and driving everywhere, instead to do properly, at the right time of the day, my training?</p>
<p>When I land in Kathmandu, which is one of the most chaotic and polluted town of the world, I spend my free time in town hanging around Thamel like a zombie, waiting for the moment when I will take off for mountains and kick some asses. <br />Finally today I&#8217;ve escaped the city, we are in the mountains now. <br />Today I walked from Lukla to Phakding. We are finally in the Himalayas. Today I&#8217;ve smelled the monsoon fog in Lukla, I&#8217;ve heard the noise of the Dudh Koshi, I saw the green of the forest and I&#8217;ve enjoyed the trek talking and laughing and laughing with Simone.</p>
<p>Now I remember why I&#8217;m here. <br />Because when I&#8217;m in the mountains with my friends, I&#8217;m happy.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/emilioprevitali.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/emilioprevitali.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/emilioprevitali.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/emilioprevitali.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/emilioprevitali.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/emilioprevitali.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/emilioprevitali.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/emilioprevitali.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/emilioprevitali.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/emilioprevitali.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/emilioprevitali.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/emilioprevitali.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/emilioprevitali.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/emilioprevitali.wordpress.com/143/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=143&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>C&#8217;E&#039;, UN PERCHE&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 09:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emilioprevitali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordo esattamente, come fosse ora, il giorno in cui per la seconda volta me ne sono andato dal campo base del Cho Oyu. Erano grossomodo le cinque e mezza della mattina. La partenza era fissata per le sette, ma la voglia di andare via era talmente tanta, che alle cinque in punto ero in piedi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=144&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo esattamente, come fosse ora, il giorno in cui per la seconda volta me ne sono andato dal campo base del Cho Oyu. Erano grossomodo le cinque e mezza della mattina. La partenza era fissata per le sette, ma la voglia di andare via era talmente tanta, che alle cinque in punto ero in piedi fuori dalla tenda del mio compagno Zaffa con lo zaino sulle spalle. </p>
<p>Voltato verso valle stavo fermo immobile, in silenzio, in attesa che finisse di ripiegare la sua tenda e di metterla nel bidone. Volevo andare via. Non c&#8217;èra alcuna possibilità di provare ancora una volta la cima per via del permesso in scadenza e quei pochi giorni residui al CB erano inutili per fare qualsiasi cosa, sembravano una specie di presa in giro. Ero come prigioniero del tempo. In quel mese che stava per concludersi i giorni trascorsi al vento e sotto la neve bloccati al campo base mi erano sembrati infiniti, eppure alla fine della spedizione non ne erano rimasti abbastanza. Tutta colpa di una data sbagliata sul nostro permesso di scalata. Un timbro di inchiostro rosso su un foglio di carta sgualcita, la ragione più stupida del mondo per terminare una spedizione. Con una ora e mezza di anticipo sul programma, all&#8217;alba, senza fare colazione costrinsi Zaffa e gli altri a partire. Iniziammo a camminare in discesa e c&#8217;era un silenzio irreale tra noi, tra me e gli altri tre compagni, che scendevano a valle. Io ero in testa al gruppo e stavo correndo, letteralmente correndo giù per la morena. Il Cho Oyu nella penombra del giorno che inizia era alle mie spalle. Forse gli altri provavano lo stesso desiderio di andare via, perché cominciarono a correre anche loro. Sentivo il loro respirare affannato, lo scricchiolare secco e gelido del gore-tex delle loro giacche a vento e il suono dei passi di corsa alle mie spalle. Vedevo le luci delle loro frontali giocare con la mia ombra davanti a me. Era freddo, l&#8217;aria trasparente e cristallina, il fondovalle ancora buio e in alto la cima della montagna era certamente di già al sole. Il cielo sopra noi era azzurro e galleggiava sul buio del fondovalle. Una giornata perfetta per la cima. Guardare il Cho Oyu doveva essere uno spettacolo da togliere il fiato, ma io non mi girai mai a guardarlo, nemmeno una volta. Nemmeno per un secondo. Vaffanculo. Correvo verso valle e fissavo unicamente i miei piedi muoversi sul sentiero, il mio non era un ritorno, stavo scappando. </p>
<p>Ad un certo punto arrivai in corrispondenza di una grande pietra, un enorme masso morenico davanti a cui il sentiero svolta secco a destra e scende più ripido. Sapevo esattamente che quello era l&#8217;ultimo punto per vedere il Cho Oyu così come lo si può vedere soltanto dal campo base. Andare oltre significava abbandonare l’atmosfera senza tempo del campo base, uscire per sempre dal palcoscenico dalla mia piccola storia con quella grande montagna. In quell’istante, all’improvviso, mi venne in mente mio padre nel giorno in cui lo accompagnai all&#8217;ospedale dove andava a morire. Sapevo esattamente che non sarebbe più tornato a casa e credo che lo sapesse anche lui. Era debole e magro, stava a letto da qualche mese con delle metastasi al fegato e si reggeva a malapena sulle gambe. Ricordo la sua mano magra e scavata afferrare la ringhiera delle scale e stringerla. Con l’altra mano si appoggiava al muro nel tentativo di fare tutto da solo, capii che non voleva essere aiutato. Esitò per qualche istante sul pianerottolo, poi alzò lo sguardo e guardò fuori dal lucernario delle scale per qualche interminabile secondo, anche quella era una gelida mattina fredda d&#8217;inverno. Avvertivo il frusciare del suo respiro, io ero lì dietro di lui, al posto dove un figlio deve stare, un passo indietro. Lo vidi iniziare a scendere le scale quasi di corsa, sembrava un gesto impossibile e pazzo per uno che si regge a malapena in piedi. Lo osservavo sbalordito. La coordinazione dei movimenti era perfetta per quanto il suo cancro si fosse divorato tutti i suoi muscoli. Controllai bene e vidi che mio padre non alzò mai lo sguardo verso la porta di ingresso della sua casa, nemmeno quando la rampa di scale cambiando direzione lo obbligò a girarsi. Non si voltò mai indietro, mai, fissava solo i suoi piedi. Fece tutto da solo e scese di corsa senza voler essere aiutato tutti i centoquattordici gradini che conducevano a terra poi, con dignità, prima di uscire in strada si lasciò aiutare da me e da mia mamma. Era esausto, svuotato di tutte le energie. </p>
<p>Nella mia mente lui è morto lì, in quel momento, tutto il resto è stata distaccata e silenziosa agonia. Il suo era un tentativo di fuga dal destino inevitabile. Oppure un test, scendere quelle scale doveva essere grossomodo come scalare una delle tante montagne che aveva salito in vita sua. O forse, più semplicemente, era desiderio di giungere alla sua destinazione finale il prima possibile. Comunque fosse, stava scappando. Quel giorno in discesa dal campo base del Cho Oyu pensai a mio padre e a quella storia o meglio a quella sensazione di ultima volta e di impotenza che si impadronì di me per una frazione di secondo e allora mi fermai. Esitai per qualche secondo davanti a quella gigantesca roccia morenica e poi mi voltai verso monte. Sollevai lo sguardo ed il Cho Oyu era lì, immenso, scintillante in una luce quasi irreale. Anche i miei compagni si fermarono e si girarono. Restammo tutti e quattro in silenzio per qualche secondo, forse per qualche minuto, non so. In quell&#8217;istante, per davvero, il tempo si era fermato. Appena ripresi a scendere, senza mai più voltarmi e senza mai parlare, una domanda cominciò a ronzarmi nella testa: &#8220;Tornerai ancora, qui?” &#8220;Tornerai ancora, qui?”. </p>
<p>Da allora tante cose sono successe, ho scalato e fatto snowboard su tante altre montagne, i miei figli sono cresciuti, mi sono occupato di tante cose belle e interessanti. Nel tempo ho imparato a mettere da parte l&#8217;urgenza di dare una risposta a quella e a tante altre domande, diluendo l’insuccesso di una spedizione in tante buone ragioni per considerare le montagne semplicemente per quello che sono: ammassi di roccia, neve e ghiaccio. Siamo noi che ne facciamo qualcosa di speciale, se riusciamo a comprendere la storia che ci lega a loro, indipendentemente dal punto più alto che riusciamo a raggiungere. La mia storia personale passa di là, davanti a quel gigantesco masso morenico ai piedi del Cho Oyu. Per questo anche se a qualcuno può sembrare stupido o strano o senza senso torno per la terza volta sulla stessa montagna: perché ho capito che io sono la mia storia. </p>
<p>E’ là che devo andare, adesso.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/emilioprevitali.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/emilioprevitali.wordpress.com/144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/emilioprevitali.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/emilioprevitali.wordpress.com/144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/emilioprevitali.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/emilioprevitali.wordpress.com/144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/emilioprevitali.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/emilioprevitali.wordpress.com/144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/emilioprevitali.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/emilioprevitali.wordpress.com/144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/emilioprevitali.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/emilioprevitali.wordpress.com/144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/emilioprevitali.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/emilioprevitali.wordpress.com/144/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=144&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;OMBRA DEL SETTIMO SPIT.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 13:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emilioprevitali</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho letto oggi su Planetmountain restando in bilico tra ilarità e tristezza la news intitolata &#8220;Spit sull&#8217;Everest&#8220;, chiedendomi francamente quale è il destino dell&#8217;alpinismo che con accanimento ci ostiniamo a raccontare tra noi appassionati. Si perchè senza delle storie autentiche e qualcuno che si prende la briga di raccontarle, l&#8217;alpinismo sarebbe solo ed esclusivamente il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=145&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto oggi su <a href="http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&amp;keyid=36746">Planetmountain</a> restando in bilico tra ilarità e tristezza la news intitolata &#8220;<strong>Spit sull&#8217;Everest</strong>&#8220;, chiedendomi francamente quale è il destino dell&#8217;alpinismo che con accanimento ci ostiniamo a raccontare tra noi appassionati. Si perchè senza delle storie autentiche e qualcuno che si prende la briga di raccontarle, l&#8217;alpinismo sarebbe solo ed esclusivamente il modo più scomodo che conosco per fare della ginnastica in alta quota. </p>
<p>Ho letto nella news in questione che il mio amico Willie Benegas ha fissato 6 spit a 7700 metri sulla fascia gialla dell&#8217;Everest con lo scopo di snellire il traffico degli alpinisti in salita e in discesa sulla via normale dal versante nepalese. Va bè, dico, non è questo il momento di scandalizzarsi, tutto sommato passano di lì almeno 600 persone tutte le primavere, è evidente che si tratta di lavoro di routine e che per risvegliare dal coma profondo l&#8217;audience alpinistica più nostalgica e conservatrice ci si vuole a tutti i costi ricamare una notizia sopra. <br />Il livello della news mi sembra lo stesso del servizio sulla donna più tettona del mondo a Verissimo su Canale 5, comunque non importa. Continuo a leggere: &#8220;<em>Il progetto prevede inoltre di fissare nuove corde fisse lungo tutta la via</em>&#8221; e intanto mi immagino Willie al lavoro con il piantaspit sulla fascia gialla, animato dalla sua solerte razionalità di lavoratore argentino trapiantato in America.  Immagino che per fissare quei 6 spit abbia utilizzato la stessa distaccata sollecitudine con cui durante l&#8217;inverno bonifica dal pericolo valanghe il Mineral Basin di Snowbird, in Utah, lanciando candelotti di dinamite giù per i pendii. In fondo lì a Snowbird ci vanno delle persone a sciare che hanno pagato un servizio e un biglietto e lui è lì per fare uno sporco lavoro &#8211; fa la Guida e lo Ski Patrol. Tutto di una normalità a cui siamo già abituati, mi pare. All&#8217;Everest succede grosso modo le stessa cosa che a Snowbird: c&#8217;è gente che lavora e gente che prova a divertirsi pagando un biglietto. C&#8217;è chi pianta spit e corde fisse e chi le usa. Qualcuno dice di non volerle, le corde fisse, ma poi le usa di nascosto. Idem con l&#8217;ossigeno o con le scalate fuori stagione o con le vie nuove che non tenta praticamente nessuno, comunque va bè, restiamo sul pezzo. </p>
<p>Perchè cercare di stupire, con titoli così, facendo della retorica da nido d&#8217;infanzia? &#8220;Spit sull&#8217;Everest&#8221;, ma che cavolo di titolo?</p>
<p>Mi avrebbe indignato di più &#8220;Spit su Termintor&#8221;, al Totoga, sulla leggendaria via di Manolo. A dire il vero &#8220;Spit sull&#8217;Everest&#8221; non funzionerebbe bene nemmeno come titolo di un libro. I libri ormai devono avere titoli composti, più musicali, più enigmatici. Più vendibili. Che so, &#8220;Il sesto spit&#8221;, ad esempio. Sarebbe meglio settimo, il numero dispari fa sempre più figo e non impegna con un doppio indivisibile. Poche righe più avanti scopro che il lavoro è stato fatto con un trapano Hilti, niente piantaspit a mano. Nemmeno quello &#8211; perDio Willie &#8211; anche te. Va bè, tanto in fondo il buco per infilarci il tassello, in un modo o nell&#8217;altro, lo dovevano fare lo stesso. </p>
<p>Mi chiedo dove è la notizia, a questo punto.</p>
<p>Sono quasi in fondo all&#8217;articolo, le news in internet hanno sempre questa brevità così asettica che a volte mi chiedo se sono i fatti che cercano di propria iniziativa di accadere in forma didascalica; oppure se è per la necessità di riassumere i fatti in poche righe che storie da conoscere e da capire leggendo libri interi, per una vita intera, vanno perse per strada . Riprendo a leggere: &#8220;<em>Fa riflettere questa notizia.</em>&#8221; Vero. Proseguo, siamo al fondo: &#8220;<em>Ciò che ci sembra certo è che non saranno 6 spit a rendere l&#8217;Everest più facile o meno pericoloso, e questo vale soprattutto per gli “alpinisti” improvvisati.&#8221; </em>Perchè, per gli altri no? Mi faccio uno schema e cerco di capire. </p>
<p>Continuo, frase di chiusura: &#8220;<em>Come è sicuro d&#8217;altra parte che a livello simbolico questi 6 spit mettono il sigillo (almeno sull&#8217;Everest) ad un&#8217;epoca. Un&#8217;epoca per la verità che sulla più grande montagna della terra sembra ormai essersi chiusa da molto tempo.&#8221; </em> Il ragionamento sulla carta (pardon, sullo schermo) non fa una grinza: l&#8217;alpinismo vero è già morto da un pezzo, in effetti. Il giornalismo di montagna, inclusi i Club Scrittori di Montagna, i Cardi d&#8217;Argento ed i Filmfestival finanziati dai soldi pubblici delle Regioni Autonome, anche.</p>
<p>Quattro anni fa, per l&#8217;esattezza il 14 maggio 2005, un Ecureuil AS350B3della Eurocopter pilotato da Didier Delsalle nel corso di un test di volo in altissima quota, è atterrato in cima all&#8217;Everest. Senza autorizzazione ufficiale del Governo Nepalese, dettaglio curioso. Come se un elicottero nepalese atterrasse in cima alla Cupola di S.Pietro senza permesso, per dire. E i giornali tacessero. I fatti non sono un mistero, c&#8217;è anche un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nhYG-IgsRJ0">video</a> in rete. <br />Voi in questi quattro anni avete letto qualcosa di questo atterraggio sulle riviste di montagna? Qualche news nei siti internet italiani? Visto o sentito giornalisti indagare, chiedere spiegazioni, andare a fondo della cosa?  </p>
<p>L&#8217;alpinismo di scoperta e il giornalismo di montagna sono virtualmente morti insieme, nello stesso giorno, il 14 maggio 2005. Peccato che buonaparte degli alpinisti e dei giornalisti di montagna fossero intenti a masturbarsi la mente con questioni etiche di portata ridicola. </p>
<p>Tipo i sei spit sull&#8217;Everest, appunto.</p>
<p>P&amp;P.<br /><strong>Emilio Previtali</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/emilioprevitali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/emilioprevitali.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/emilioprevitali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/emilioprevitali.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/emilioprevitali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/emilioprevitali.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/emilioprevitali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/emilioprevitali.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/emilioprevitali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/emilioprevitali.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/emilioprevitali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/emilioprevitali.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/emilioprevitali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/emilioprevitali.wordpress.com/145/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=145&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>LA MIA LINEA</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 16:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emilioprevitali</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono montagne che puoi fissare per ore intere, per giorni o settimane e ti sembrano sempre uguali, immobili, remote. Lontane. Le guardi dalla cima alla base, fai scivolare lo sguardo lungo le linee più logiche, tra luce ed ombra, scendendo dall&#8217;alto in basso. Queste montagne sembrano essere nient’altro che fotografie su cui si disegnano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=emilioprevitali.wordpress.com&amp;blog=6626011&amp;post=146&amp;subd=emilioprevitali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono montagne che puoi fissare per ore intere, per giorni o settimane e ti sembrano sempre uguali, immobili, remote. Lontane. Le guardi dalla cima alla base, fai scivolare lo sguardo lungo le linee più logiche, tra luce ed ombra, scendendo dall&#8217;alto in basso. Queste montagne sembrano essere nient’altro che fotografie su cui si disegnano linee immaginarie nella mente. Fino a quando le osservi da lontano, certe pareti, è difficile comprendere che sono una cosa vera. Poi cominci a immaginare di essere lì, di curvarci sopra, di sentire i piedi scorrere da un lato all&#8217;altro di un canale o di muoverti in neve profonda sopra una spina, oltre una roccia o di sparire dietro un cliff da affrontare a tutta velocità. Cerchi la tua linea, e quando finalmente riesci a trovarla, a disegnarla nella mente e poi finalmente a sciarci sopra, pensi veramente che quella sia la tua linea.  </p>
<p>Quella sensazione inconscia e primordiale di conquista, di possesso, di dominio è una delle cose più affascinanti e misteriose dello sci in neve fresca e credo dipenda in gran parte dalla proprietà della neve vergine di saper registrare il passaggio di un uomo o di una donna sotto forma di tracce. Scendi fino in fondo a un pendio, ti fermi, ti giri e vedi la tua linea. Ti senti vivo. Scii, dunque esisti. In fondo è questa la magia del freeriding, che tu sia pro oppure principiante: fare la tua traccia. Ed è facile ubriacarti con questa sensazione, confonderti nell&#8217;illusione che quella linea, la linea che tu hai immaginato e percorso, rappresenti la storia stessa della montagna. Basta una nevicata oppure un po’ di vento o il caldo della primavera per ritornare alla realtà, al vero ordine delle cose stabilito dalla Natura. Questa confusione, questo disordine emotivo è un problema di prospettive e di senso del possesso. Ti fotte sempre il senso del possesso, se non ci stai attento. Serve distacco.</p>
<p>Percorrere una linea perfetta non significa, farsela. E farsela, non significa averla. Puoi concatenare qualche curva veloce, saltare qualche cliff e lasciare correre gli sci o la tavola sulla linea di massima pendenza fino a fermarti in piano. Bello. Ma quello è niente. Una linea perfetta su una grande parete è una combinazione di opzioni infinite, una questione di punti di vista, di sensibilità. Di fiuto. Di interpretazione. Di stile. Una big line è l’intersecarsi di ombre e di luci, il fondersi del coraggio e della paura, il dubbio di non sopravvivere e insieme quello di non sentirti mai nato per non averci mai provato nemmeno una volta a spalancare tutta la manetta del gas andando giù dritto da una montagna per capire cosa si sente. Sciare una linea perfetta significa essere sciato dalla montagna. E’ lei che scia te, non il contrario. Sciare bene significa leggere la contropendenza che si diluisce in un pendio aperto o in una serie di pillow. Significa utilizzare il terreno, comprenderne le forme, muoversi in modo sempre nuovo, dinamico, fluido, continuo. Sciare è soltanto una scusa, un esercizio della mente, una direzione verso cui tendere. Non è un gioco di muscoli né una questione di forza o di velocità. Sciare è fantasia, ritmo, creatività, coraggio. E poi passione, dedizione e metodo.</p>
<p>Esattamente come fare una rivista. Questo è il mio ultimo editoriale e quelle che seguono sono le ultime ottanta pagine della mia storia con FREE.rider. Non ho la pretesa di pensare che quella che mi sono sforzato di raccontare fin qui, in 31 numeri del giornale, sia anche la vostra storia. Non ho la pretesa di pensare che questo progetto che ho ideato, immaginato, e cercato di fare funzionare mettendoci l’anima rappresenti la big line lungo la quale si è mosso il freeriding italiano negli ultimi dieci anni. La mia è stata, semplicemente, una linea. Una delle tante possibili. Fate finta che ora ci sia nevicato sopra un’altra volta ancora. Pendio vergine, prima traccia da fare. Che ognuno immagini la propria linea, il gioco ricomincia.</p>
<p>Peace &amp; Powder.<br /><strong>Emilio Previtali</strong></p>
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